Sinapsi
A volte i miei interessi si mescolano pur essendo anche abbastanza distanti, creando strane connessioni. Curiosi collegamenti reticolari all’interno del mio cervello. Sinapsi che s’intrecciano.
Blog di Riccardo Milan: pensieri, vino, arte, cibo, riflessioni, film, letteratura ed attualità gastronomica fra il Lago d'Orta e un poco di mondo.
A volte i miei interessi si mescolano pur essendo anche abbastanza distanti, creando strane connessioni. Curiosi collegamenti reticolari all’interno del mio cervello. Sinapsi che s’intrecciano.
A volte i vini arrivano così: senza cercarli davvero. Entrano nella tua giornata da una porta laterale, in un momento qualsiasi, in una mezz’ora da riempire, un negozio di quelli che recuperano invenduti, scaffali eterogenei dove tutto sembra capitato lì per caso. È successo da Reclame, qui in zona. Sono uscito con una bottiglia che non conoscevo, ma che mi è rimasta subito in testa:Cascina Garitina Stradapervillata, tutto attaccato. Il nome già suggerisce un percorso, più che un’etichetta. E in effetti dietro c’è una storia che avevo già incrociato, senza accorgermene subito.
Cosa unisce davvero Istanbul e Rovigo? Non la scala, non la storia, non il contesto. Ma la presenza di un animale che rende le relazioni più semplici, più immediate, più autentiche. Rossini, come i gatti di Istanbul: non chiedeva nulla, non apparteneva a qualcuno, offriva una presenza costante e riconoscibile. E proprio per questo diventava un punto di contatto tra le persone. Un motivo per fermarsi. Parlare. Sorridere.
Venerdì mattina, alle 9:20, ho partecipato per la prima volta a un corteo del Primo Maggio, sfilando sotto i colori verde e bianco della CISL Scuola, di cui faccio parte.
È iniziato tutto quasi per caso. Una mattina nelle Langhe con quattro amiche, nessun programma preciso se non quello — sempre valido — di perdersi tra le colline. Qualcuno propone Castagnole delle Lanze, uno di quei nomi che suonano bene ancora prima di sapere esattamente perché. Il paese mantiene le promesse: è uno dei borghi più belli d’Italia, immerso nel paesaggio vitivinicolo riconosciuto dall’UNESCO, e ha un equilibrio raro tra autenticità e cura. Cioè turistico ma non troppo.
Due giorni fa, a Varzo, ho assaggiato per la prima volta la cuchela: una preparazione tradizionale a base di carne di maiale, patate e burro. Non è piatto da ristorante, e infatti l’ho assaggiato alla sagra del paese: tavolate lunghe, piatti che escono dalla cucina dei volontari, bicchieri che girano, amicizia e convivialità. Sembra essere il suo ambiente naturale.
È lì che entra in scena una bottiglia di Alta Langa DOCG, Le Rapide, portata a tavola da Romina con un’intuizione affettuosa: sull’etichetta — così sembrava — diceva lei essere rappresentata una balena, richiamo perfetto ai fossili marini dell’astigiano, del Roero e delle Langhe… quell’immaginario paleontologico che a me piace molto..
La prima volta che ho sentito parlare dei Fratelli Cervi non è stata a scuola, né durante una commemorazione ufficiale, ma tra le pagine di un libro scritto da un autore inglese appassionato di cucina italiana. In mezzo a ricette e racconti di tradizioni locali, spuntava questo episodio: la famosa pastasciutta antifascista.
Ieri sono andato al cinema con Stefano, che aveva voglia di vedere un film realizzato da un suo amico. In realtà si trattava di un documentario molto ricco, difficile da definire con precisione dal punto di vista tecnico: un lavoro sulla vita e sull’opera di Egon Schiele, intitolato Tabù (2026), proiettato qui da noi nelle serate di lunedì, martedì e mercoledì.
Per anni Vinitaly ha rappresentato una parte importante della mia vita: ci andavo da giornalista, da appassionato, con amici e colleghi. Era un appuntamento fisso, fatto di incontri, di degustazioni, di volti che tornavano ogni anno. Alcuni di quei volti oggi non ci sono più, e tornare lì significa inevitabilmente fare i conti con i ricordi. Ogni angolo richiama qualcosa: una persona incontrata per caso, un episodio dimenticato, una serata passata a fumare sigari vicino alla basilica di San Zeno, una cena rumorosa, un soggiorno in un piccolo albergo nei pressi di Piazza delle Erbe…Tanto.
è stata una bella sorpresa trovare che nel cuore della Baraggia vercellese, un territorio un tempo marginale e poco adatto all’agricoltura, opera l’azienda agricola Una Garlanda. Ieri azienda convenzionale ed oggi esempio virtuoso di risicoltura sostenibile e innovativa. Qui, dove fino a pochi decenni fa il riso non c’era e si estraeva argilla e si estendevano brughiere e boschi di betulle; la coltivazione del riso è stata introdotta relativamente tardi, trasformando però profondamente il paesaggio.
Mi piace il vino. E’ inutile che lo dica. Mi piace in ogni suo aspetto e così mi sono fatto una domanda molto semplice, un po’ sciocca: “esiste un profumatore per auto che sappia di vino?”. Non “fruttato generico”. Non “bosco dopo la pioggia”. Proprio vino. Tipo apri la portiera e ti arriva un Sauvignon Blanc. O uno Chardonnay. O, perché no, un Merlot che ti abbraccia mentre cerchi parcheggio. Un bel bouquet, per capirci.
Ci sono film che seguono una storia e altri che seguono un’emozione. Gioia mia appartiene senza dubbio alla seconda categoria. L’ho visto qualche giorno fa e mi ha colpito proprio per questo: non è un film che “racconta” nel senso tradizionale, ma uno che lavora per immagini, sensazioni, intuizioni. Un film che dimostra in modo quasi didattico la differenza tra il linguaggio della prosa e quello della poesia.