Pasolini davanti a una vetrina spaccata

Assisto sempre un po’ sconcertato alle manifestazioni di piazza quando degenerano: gli scontri con la polizia, ma soprattutto le vetrine spaccate, i negozi vandalizzati e saccheggiati. Non capisco. Sono stato educato alla democrazia e ho ben presente il ricordo di Bava Beccaris, dei cannoni contro i poveracci che chiedevano pane. Mi riconosco nel romanticismo della figura di Gaetano Bresci. Ma in questi gesti di oggi faccio fatica a riconoscermi. Mi viene in mente, semmai, Pasolini.

Il primo amore e i tortellini in brodo

Sto leggendo un fumetto bellissimo, intitolato L’anomalia. In una vignetta c’è una battuta che suona più o meno così: «Mi ricordo la prima cena al ristorante. Mi ricordo anche il conto».

Me lo ricordo anch’io. In realtà non era una cena, ma un pranzo domenicale a Orta San Giulio, quando Orta era ancora vivibile. Il ristorante era l’Antico Agnello e io ci ero andato con la mia ragazza di allora, Francesca.

Le sagre piemontesi di ieri ci sono ancora?

Tutto è cominciato con un articolo sul Post dedicato al piacere di andare alle sagre. Fra le letture citate compariva Le sagre e le feste popolari italiane, curato da Giorgio Riva e pubblicato da Editrice Bibliografica nel 1978. L’ho cercato in rete, l’ho trovato per pochi euro e l’ho comprato.

L’Europa attaccata a un tappo

Stamattina ho tirato fuori dal frigorifero una bottiglia di Coca-Cola Zero. Ho svitato il tappo, che si è posizionato a novanta gradi ed è rimasto lì, fermo. Mi sono versato un bicchiere di Coca-Cola e mi è tornata in mente una trasmissione ascoltata due o tre giorni fa su RTL. Si parlava proprio del tappo di plastica che non si stacca, quello previsto dalle norme europee. Intervenivano gli ascoltatori e i commenti erano sostanzialmente negativi. Fra le lamentele, il solito ritornello: cosa ce ne facciamo di un’Europa che pensa soltanto alla misura delle zucchine e ai tappi delle bottiglie?

Il dolore non prende appuntamento

Una notte, una decina di giorni fa, mi sono svegliato con un dolore forte all’inguine, sulla destra. Ho pensato subito ai calcoli renali. Diagnosi mia, naturalmente. Ho cominciato a camminare per casa, a bere acqua e a prendere i medicinali che pensavo potessero alleviare il dolore. Andare al Dea? Mi sembrava troppo. Non ci sono andato. Qualcosa, poco, è servito e sono arrivato alla mattina.

Risotti sul lago, anche l’occhio vuole la sua parte

Dei risotti in gara mi hanno colpito soprattutto le presentazioni: una era classica, un po’ âgé, dell famiglia delle carote intagliate e fiore e della la rosa fatta con il pomodoro. C’era però una margherita fatta con le mele, che mi ha richiamato quel gusto per la decorazione. Le altre erano o più modeste, quasi dimesse; oppure erano composizioni pittoriche astratte. Io preferisco queste ultime, alla Pollock con la mediazione di Marchesi, con segni, colori e apparenti disordini. Però sono scelte, sensibilità, forse anche abitudini dello sguardo. E naturalmente una puntinata di salsa non rende un piatto più buono di quanto faccia una rosa di pomodoro.

Il Soffocone

Sono andato a mangiare in un ristorante di Maggiora, con una bella bottiglieria. In alto, fra quelle bottiglie che sono arredamento, oggetti da esposizione non vini da ordinare, a volte piene ea volte vuote, c’era una bottiglia che mi ha incuriosito: il Soffocone di Vincigliata, di Bibi Graetz. La conoscevo già: è un vino il cui nome e la cui etichetta alludono al sesso, al sesso orale in quessto caso.

Le finestre spente dei nostri paesi

Da mesi sento parlare del problema della casa. Dalla Spagna all’Italia si discute di piani casa, di edilizia popolare, di affitti che molte persone non riescono più a permettersi. Da questo punto di vista sono stato fortunato. Da ragazzo ho comprato un appartamento a Omegna, a rate, dove adesso vivono la mia ex e mio figlio. In seguito ho ricavato la mia abitazione nella casa dei miei genitori. Tra quello che ho acquistato, quello che ho realizzato e quello che ho ereditato, una casa di proprietà l’ho sempre avuta. Non ho mai vissuto in affitto.

Le cose buone viaggiano

Ieri mattina sono andato in ospedale a fare alcune analisi. Siccome non stavo molto bene, ho deciso di premiarmi: sono entrato al bar e ho preso un cappuccino e una sfogliatella riccia, quella napoletana. Mentre facevo colazione, in silenzio, pensando ai fatti miei, mi è venuto in mente che stavo mangiando e bevendo due cose con una storia piuttosto lunga. E che, per raccontarla, bisognava andare parecchio lontano da Borgomanero.

Un gatto mi ha detto di andare a Rovigo

Frequento abbastanza internet, i social, i reel. E, come moltissime persone, mi fermo spesso a guardare video di animali. Prima di tutto gatti, poi qualche cane, qualche capra, qualche asino. Ho una certa apertura zoologica, ma i gatti rimangono saldamente in testa. Non sono solo. Nel 2014, durante una conversazione su Reddit, a Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, domandarono quale uso della sua invenzione non avesse previsto e fosse invece diventato molto popolare. Rispose con una parola: «Kittens». Gattini. Uno inventa un sistema capace di mettere in comunicazione il mondo e il mondo lo usa per guardare un gatto. Mi sembra una cosa sulla quale riflettere. E sorridere aggiungerei.

Una professoressa, dunque una brava persona?

Di questa terribile vicenda di cronaca torinese, fra droga, morte e occultamento di un cadavere, mi colpiscono anche le reazioni di chi legge, i commenti e i post sui social. D’altra parte c’è materiale per un film di costume ispirato a Zola: una persona trans, uno spacciatore, un extracomunitario… quelli che vengono sbrigativamente chiamati “marginali”. Fra le persone coinvolte, però, c’è una professoressa di lettere. E per molti sembra essere proprio questo il particolare più sconvolgente: una professoressa! Di lettere, per giunta!

I Mozziconi Parlano

Ieri ho chiamato il mio amico Luigi e siamo andati a prendere un aperitivo ad Omegna. I nostri soliti bar, quelle che sono un po’ le moderne osterie, erano tutti chiusi. Così abbiamo ripiegato su un bel bar borghese, uno di quelli che si affacciano sulla piazza Salera, sul lago.

Il velo, le mutande e il senso del pudore

Non ho mai avuto studentesse che venissero a scuola con il burqa o il niqab. Ne ho una, adesso, che porta il velo ed è una bravia studentessa. Ma con il velo o senza sono, prima di tutto, studentesse. Sulla base della mia esperienza, quindi, non ho molto da dire sul tema.