Il Paese più bello del mondo. E poi?
Sono stato al Salone del Libro ieri. Fra le tante cose viste, i bellissimi libri comprati e le persone incontrate, sono andato anche alla presentazione…
Blog di Riccardo Milan: pensieri, vino, arte, cibo, riflessioni, film, letteratura ed attualità gastronomica fra il Lago d'Orta e un poco di mondo.
Sono stato al Salone del Libro ieri. Fra le tante cose viste, i bellissimi libri comprati e le persone incontrate, sono andato anche alla presentazione…
Il corso sarà a numero chiuso, non per una scelta elitaria ma semplicemente per motivi pratici: lavoreremo con degustazioni e il numero dei posti sarà legato allo spazio disponibile e al numero dei bicchieri utilizzabili durante gli incontri.
Vorrei chiarire subito una cosa importante: questo non è un corso per sommelier. Non mi interessa formare tecnici del vino o creare esperti di rituali. Mi interessa invece il vino come fenomeno culturale.
Gli appunti che seguono sono tratti dalla presentazione tenuta sabato mattina a Pombia da Giancarlo Longhi, del birrificio Hoppy/Beer Lab di Legnano, il birraio che ha curato la realizzazione della nuova birra di Pombia, chiamata Virtis- La Celtica di Pombia. Il nome deriva da un antico termine legato al luppolo, ingrediente chiave della ricostruzione storica (curata dall’Istituto Cavallini di Lesa ndr).
C’è qualcosa di intrigante quando l’archeologia smette di essere soltanto materia da museo e torna a vivere dentro un bicchiere. È quello che è successo a Pombia, dove nei giorni scorsi è stata presentata la rinnovata “birra di Pombia”, progetto che unisce ricerca storica, cultura materiale e produzione brassicola contemporanea.
Oggi sono andato ad Abbiategrasso per “Per Terra Trema”, una manifestazione nata da un’idea di Luigi Veronelli e che oggi continua senza di lui, organizzando eventi legati al vino naturale, ai vignaioli, agli agricoltori e gira spesso nei centri sociali del Nord Italia.
Siamo stati in un piccolo centro sociale chiamato Folletto 25603, nome carino, ricavato in un vecchio casello ferroviario dismesso, occupato anni fa da un gruppo di ragazzi che oggi sono diventati uomini adulti. “Siamo alla quarta generazione”, ci ha detto un giovane fotografo.
Come molti italiani, sto seguendo il caso di Garlasco. Anzi: lo sto seguendo in maniera un po’ distratta. Non sono un appassionato di true crime, né uno di quelli che consumano podcast e documentari sugli omicidi seriali come fossero serie Netflix.
A volte i miei interessi si mescolano pur essendo anche abbastanza distanti, creando strane connessioni. Curiosi collegamenti reticolari all’interno del mio cervello. Sinapsi che s’intrecciano.
A volte i vini arrivano così: senza cercarli davvero. Entrano nella tua giornata da una porta laterale, in un momento qualsiasi, in una mezz’ora da riempire, un negozio di quelli che recuperano invenduti, scaffali eterogenei dove tutto sembra capitato lì per caso. È successo da Reclame, qui in zona. Sono uscito con una bottiglia che non conoscevo, ma che mi è rimasta subito in testa:Cascina Garitina Stradapervillata, tutto attaccato. Il nome già suggerisce un percorso, più che un’etichetta. E in effetti dietro c’è una storia che avevo già incrociato, senza accorgermene subito.
Cosa unisce davvero Istanbul e Rovigo? Non la scala, non la storia, non il contesto. Ma la presenza di un animale che rende le relazioni più semplici, più immediate, più autentiche. Rossini, come i gatti di Istanbul: non chiedeva nulla, non apparteneva a qualcuno, offriva una presenza costante e riconoscibile. E proprio per questo diventava un punto di contatto tra le persone. Un motivo per fermarsi. Parlare. Sorridere.
Venerdì mattina, alle 9:20, ho partecipato per la prima volta a un corteo del Primo Maggio, sfilando sotto i colori verde e bianco della CISL Scuola, di cui faccio parte.
È iniziato tutto quasi per caso. Una mattina nelle Langhe con quattro amiche, nessun programma preciso se non quello — sempre valido — di perdersi tra le colline. Qualcuno propone Castagnole delle Lanze, uno di quei nomi che suonano bene ancora prima di sapere esattamente perché. Il paese mantiene le promesse: è uno dei borghi più belli d’Italia, immerso nel paesaggio vitivinicolo riconosciuto dall’UNESCO, e ha un equilibrio raro tra autenticità e cura. Cioè turistico ma non troppo.
Due giorni fa, a Varzo, ho assaggiato per la prima volta la cuchela: una preparazione tradizionale a base di carne di maiale, patate e burro. Non è piatto da ristorante, e infatti l’ho assaggiato alla sagra del paese: tavolate lunghe, piatti che escono dalla cucina dei volontari, bicchieri che girano, amicizia e convivialità. Sembra essere il suo ambiente naturale.
È lì che entra in scena una bottiglia di Alta Langa DOCG, Le Rapide, portata a tavola da Romina con un’intuizione affettuosa: sull’etichetta — così sembrava — diceva lei essere rappresentata una balena, richiamo perfetto ai fossili marini dell’astigiano, del Roero e delle Langhe… quell’immaginario paleontologico che a me piace molto..