Gallarate

Per una storia un po’ lunga da spiegare, ci siamo ritrovati a Gallarate con un paio di classi del corso turistico del nostro Istituto “Erminio Maggia” di Stresa. Un’uscita didattica per conoscere il territorio intorno a noi, anche quei luoghi che attraversiamo spesso senza fermarci.

Perché Rompere i Funghi?

Quando cammini in montagna a cercare porcini, trovi spesso un sacco di funghi rotti: presi a bastonate, schiacciati con un piede, fatti a pezzi e lasciati lì. Sono quelli che chiamiamo, un po’ sbrigativamente, “funghi matti”: quelli che non raccogliamo perché non commestibili, tossici o semplicemente sconosciuti. Ma che ragione c’è di romperli? Non si possono lasciare interi, dove sono?

Due Cene, Due Locali

Due sere di seguito sono stato a cena fuori, in due locali diversi ma entrambi simpatici e accoglienti.

Un Anno di Troppo

Oggi cercavo un cardigan di lana in una di quelle botteghe che raccolgono fondi di magazzino, rimanenze, cambiamerce: posti dove finisce un po’ di tutto e dove qualche volta si fanno incontri interessanti. Naturalmente sono finito nell’angolo del vino. Tra le bottiglie ce n’erano alcune che meritavano attenzione, ma una mi ha incuriosito subito: un Beaujolais Nouveau 2025 di Louis Tête, “Tête à Tête”, con una gradazione alcolica di 12,5%. Una bottiglia che, nella sua annata, costa sui dieci euro. Io l’ho pagata meno di tre.

Pasolini davanti a una vetrina spaccata

Assisto sempre un po’ sconcertato alle manifestazioni di piazza quando degenerano: gli scontri con la polizia, ma soprattutto le vetrine spaccate, i negozi vandalizzati e saccheggiati. Non capisco. Sono stato educato alla democrazia e ho ben presente il ricordo di Bava Beccaris, dei cannoni contro i poveracci che chiedevano pane. Mi riconosco nel romanticismo della figura di Gaetano Bresci. Ma in questi gesti di oggi faccio fatica a riconoscermi. Mi viene in mente, semmai, Pasolini.

Il primo amore e i tortellini in brodo

Sto leggendo un fumetto bellissimo, intitolato L’anomalia. In una vignetta c’è una battuta che suona più o meno così: «Mi ricordo la prima cena al ristorante. Mi ricordo anche il conto».

Me lo ricordo anch’io. In realtà non era una cena, ma un pranzo domenicale a Orta San Giulio, quando Orta era ancora vivibile. Il ristorante era l’Antico Agnello e io ci ero andato con la mia ragazza di allora, Francesca.

Le sagre piemontesi di ieri ci sono ancora?

Tutto è cominciato con un articolo sul Post dedicato al piacere di andare alle sagre. Fra le letture citate compariva Le sagre e le feste popolari italiane, curato da Giorgio Riva e pubblicato da Editrice Bibliografica nel 1978. L’ho cercato in rete, l’ho trovato per pochi euro e l’ho comprato.

L’Europa attaccata a un tappo

Stamattina ho tirato fuori dal frigorifero una bottiglia di Coca-Cola Zero. Ho svitato il tappo, che si è posizionato a novanta gradi ed è rimasto lì, fermo. Mi sono versato un bicchiere di Coca-Cola e mi è tornata in mente una trasmissione ascoltata due o tre giorni fa su RTL. Si parlava proprio del tappo di plastica che non si stacca, quello previsto dalle norme europee. Intervenivano gli ascoltatori e i commenti erano sostanzialmente negativi. Fra le lamentele, il solito ritornello: cosa ce ne facciamo di un’Europa che pensa soltanto alla misura delle zucchine e ai tappi delle bottiglie?

Il dolore non prende appuntamento

Una notte, una decina di giorni fa, mi sono svegliato con un dolore forte all’inguine, sulla destra. Ho pensato subito ai calcoli renali. Diagnosi mia, naturalmente. Ho cominciato a camminare per casa, a bere acqua e a prendere i medicinali che pensavo potessero alleviare il dolore. Andare al Dea? Mi sembrava troppo. Non ci sono andato. Qualcosa, poco, è servito e sono arrivato alla mattina.

Risotti sul lago, anche l’occhio vuole la sua parte

Dei risotti in gara mi hanno colpito soprattutto le presentazioni: una era classica, un po’ âgé, dell famiglia delle carote intagliate e fiore e della la rosa fatta con il pomodoro. C’era però una margherita fatta con le mele, che mi ha richiamato quel gusto per la decorazione. Le altre erano o più modeste, quasi dimesse; oppure erano composizioni pittoriche astratte. Io preferisco queste ultime, alla Pollock con la mediazione di Marchesi, con segni, colori e apparenti disordini. Però sono scelte, sensibilità, forse anche abitudini dello sguardo. E naturalmente una puntinata di salsa non rende un piatto più buono di quanto faccia una rosa di pomodoro.

Il Soffocone

Sono andato a mangiare in un ristorante di Maggiora, con una bella bottiglieria. In alto, fra quelle bottiglie che sono arredamento, oggetti da esposizione non vini da ordinare, a volte piene ea volte vuote, c’era una bottiglia che mi ha incuriosito: il Soffocone di Vincigliata, di Bibi Graetz. La conoscevo già: è un vino il cui nome e la cui etichetta alludono al sesso, al sesso orale in quessto caso.

Le finestre spente dei nostri paesi

Da mesi sento parlare del problema della casa. Dalla Spagna all’Italia si discute di piani casa, di edilizia popolare, di affitti che molte persone non riescono più a permettersi. Da questo punto di vista sono stato fortunato. Da ragazzo ho comprato un appartamento a Omegna, a rate, dove adesso vivono la mia ex e mio figlio. In seguito ho ricavato la mia abitazione nella casa dei miei genitori. Tra quello che ho acquistato, quello che ho realizzato e quello che ho ereditato, una casa di proprietà l’ho sempre avuta. Non ho mai vissuto in affitto.