Il brodo di larice e l’invenzione della tradizione walser

Sono contento del momento felice che sta vivendo la Walser Schtuba di Riale, in alta Val Formazza, e del successo del suo chef Matteo Sormani. Negli ultimi tempi sono arrivati anche la televisione, le guide e una notorietà che supera ormai i confini dell’Ossola. Tutto bene, dunque. E tutto meritato.

C’è però un aspetto del racconto che accompagna questa cucina che da qualche tempo mi incuriosisce: il richiamo alla tradizione gastronomica walser. Non perché sia improprio – siamo a Riale in val Formazza – ma perché, a forza di parlare di antiche ricette, erbe, germogli, resine e cortecce, rischiamo di attribuire alla tavola dei Walser una ricercatezza gastronomica che appartiene più a noi che a loro.

Portalo a Casa

Anni fa mi capitò di andare a mangiare in pizzeria con un’amica. A fine serata le era rimasta una parte della pizza e, non volendo lasciarla nel piatto, chiese semplicemente una scatola per portarla a casa. Era la prima volta che vedevo farlo. Nessuno tranne me trovò la richiesta strana: le portarono il contenitore, lei sistemò dentro ciò che era avanzato e se lo portò via. Un gesto semplice, quasi scontato. Per me era la prima volta. Poi lo visto molte volte ancora.

Perché siamo andati alla Rampolina?

Ieri sera sono andato al ristorante la Rampolina di Stresa per GustAbile Green, un’iniziativa di beneficenza. L’intero ricavato della serata, secondo quanto annunciato dagli organizzatori, era destinato alla Casa del Fiore di Lesa, progetto dedicato ai bambini e ai ragazzi malati di tumore e alle loro famiglie.

Carbonara Festival: la cucina che ci consola

Sta facendo tappa anche dalle nostre parti il Carbonara Festival, carovana dello street food dedicata ai sapori più riconoscibili della cucina romana. E, a giudicare dall’affluenza che accompagna le diverse tappe, la formula funziona.

A chi appertiene la morte?

Ieri sono tornato a scuola per cominciare l’anno scolastico e una delle prime cose che ho fatto è stata chiedere notizie di un collega che, in seguito a un incidente domestico, ha riportato una gravissima lesione alla spina dorsale.

Piero Manzoni, quanto vale la merda d’artista?

A Vacciago di Ameno, sulle alture del lago d’Orta, la casa-museo di Antonio Calderara è uno di quei luoghi d’arte che sorprendono per ricchezza e discrezione. La collezione, raccolta negli spazi in cui Calderara visse e lavorò, mette insieme opere e testimonianze delle avanguardie del Novecento e dialoga idealmente con un altro piccolo museo del Cusio che merita una visita, la Pinacoteca Gianni Boggiani di Omegna

Il gioco delle tre campanelle nell’era dei social

Oggi mi è ricapitata davanti quasi per caso un’immagine che non vedevo da tempo. È Il prestigiatore, il celebre dipinto legato a Hieronymus Bosch. O, per essere più precisi, a un’idea di Bosch: il pannello conservato a Saint-Germain-en-Laye, a lungo considerato opera del maestro, viene oggi generalmente ricondotto alla sua cerchia.

Un ricordo nella bottiglia

Mi capita a volte di fare un salto in un negozio che vende a prezzi scontati prodotti provenienti da stock, acquisti in blocco, rimanenze e altre occasioni del genere. Ogni tanto ci scappa una maglietta, una camicia. Da qualche tempo, però, ho cominciato a curiosare anche tra i vini. Si chiama Reclame ed ha sedi, che io sappia, ad Arona, Verbania, Gravellona Toce, Briga Novarese…

Il bosco è mio, ma devo anche rastrellarlo?

Sono stato proprietario di un bosco. Un bosco piuttosto scosceso, sulla strada che dal cimitero di Bolzano Novarese porta verso Invorio. Nella parte alta, quella dove ogni tanto qualche cretino decide che il modo migliore per liberarsi dei propri rifiuti sia abbandonarli nel verde.

Poi, nella divisione delle proprietà di famiglia, il bosco è finito a mia sorella. Che ringrazio sinceramente. E in questi giorni, vedendo quello che succede con incendi, siccità e relative discussioni sui social, la ringrazio ancora di più. Perché di quel bosco io non me ne facevo assolutamente nulla. Avrei potuto metterci un cartello con scritto «Vietato l’ingresso». Avrei potuto andare a vedere se nascevano i funghi. Poco altro.

Dopo gli chef, arrivano gli psicologi influencer?

Ieri sera, a cena a casa di Stefano, si discuteva della curiosa attrazione che Psicologia sembra esercitare sulle giovani generazioni. Gli raccontavo quello che avevo osservato durante gli ultimi esami di maturità: diversi ragazzi, provenienti anche da percorsi scolastici apparentemente lontani dalla materia, mi avevano detto di volersi iscrivere a Psicologia. Stefano, a un certo punto, ha avanzato un’ipotesi: «Non sarà successa agli psicologi la stessa cosa che è successa agli chef quando sono arrivati in televisione?».

Torreglia, viaggio lento nel cuore dei Colli Euganei

Siamo stati invitati per due o tre giorni a fare un giro sui Colli Euganei, sperimentando una forma di turismo alternativo, che potremmo definire turismo lento: visitare piccoli centri fuori dai normali circuiti turistici e cercare soprattutto il contatto con la gente del posto.

Siamo finiti a Torreglia, un paese carino e non molto grande, fortemente legato all’agricoltura, situato all’imbocco dei Colli Euganei e vicino ad Abano Terme. A prima vista è uno di quei paesi che forse non direbbero molto dal punto di vista strettamente turistico, ma che possono riservare parecchie sorprese, soprattutto dal punto di vista gastronomico e umano.